Profili generali

La tutela dei diritti fondamentali dell’individuo rappresenta una delle sfide più ardue del mondo civile contemporaneo, dove i fenomeni della globalizzazione economica e politica finiscono inevitabilmente per anteporre le esigenze dei gruppi e delle collettività a quelle delle singole persone che le compongono. D’altronde, l’esposizione dell’individuo ad una serie eterogenea di interferenze nell’esercizio delle proprie libertà e nel godimento dei propri diritti accresce ogni giorno la domanda di tutela giuridica e giudiziaria del singolo. Per rispondere a questa domanda, lo STUDIO LANA-LAGOSTENA BASSI offre una serie di competenze specifiche ed altamente qualificate nel settore a livello nazionale ed internazionale. In particolare, lo Studio è in grado di assicurare l’esperimento di ogni utile azione dinanzi agli organismi internazionali istituiti allo scopo specifico di tutelare i diritti dell’uomo, quali ad esempio la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ed il Comitato dei diritti dell’uomo di Ginevra, ovvero dinanzi ad altre istanze di giustizia sovranazionale comunque competenti a conoscere di questioni concernenti i diritti dell’uomo, quali la Corte di giustizia di Lussemburgo. In questo campo, assume una rilevanza decisiva l’attività svolta di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che rappresenta il supremo garante dei diritti fondamentali davanti alla quale gli individui possono convenire gli Stati membri del Consiglio d’Europa per far accertare la violazione di una o più norme della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e dei protocolli addizionali ed ottenere un ristoro economico del pregiudizio subito. L’impegno continuo in questo campo fa dello STUDIO LANA-LAGOSTENA BASSI uno dei punti di riferimento in Italia per la predisposizione di ricorsi al giudice europeo di Strasburgo e per lo svolgimento di ogni collegata attività difensiva.

Ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo

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Da anni ormai la Corte europea svolge una insostituibile funzione di garanzia giurisdizionale dei diritti e delle libertà fondamentali sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, firmata a Roma nel 1950 e ratificata dall’Italia nel 1955. Tuttavia, questa realtà non ha ancora trovato il giusto riconoscimento nel nostro Paese, sebbene siano sempre più frequenti le violazioni che potrebbero essere portate al vaglio del giudice europeo. Ciò presuppone anzitutto una conoscenza approfondita della giurisprudenza della Corte europea, la quale rappresenta il fondamentale parametro interpretativo delle norme della Convenzione, nonché una scrupolosa dimestichezza con le procedure previste dalla Convenzione medesima e dal Regolamento di procedura della Corte per la presentazione dei ricorsi individuali. Vi sono, infatti, numerose condizioni formali che devono essere rispettate per il buon esito del procedimento internazionale e che rischiano di sfuggire all’operatore inesperto. Quanto alle questioni che possono essere portate al vaglio della Corte di Strasburgo, essestrasb1 possono concernere i più disparati settori (equità del processo, diritto di famiglia, libertà personale, riservatezza, tutela dei minori, diritti patrimoniali, diritto di associazione, libertà di religione, ecc.). Di particolare rilievo per l’Italia sono le violazioni concernenti l’irragionevole durata dei processi civili, penali ed amministrativi: è ormai un dato all’evidenza di tutti che la giustizia italiana si muove in tempi assolutamente intollerabili, che lasciano per anni i cittadini sprovvisti di una reale tutela giurisdizionale dei propri diritti. Attualmente, la situazione è tale per cui si può dire che chiunque si rivolga al giudice italiano (o è dinanzi ad esso convenuto) può, dopo qualche anno di pendenza giudiziaria, lamentare la violazione dell’art. 6 comma 1 della Convenzione europea nella parte in cui riconosce il diritto ad un processo in un tempo ragionevole, per ottenere la liquidazione in suo favore di una somma a titolo di compensazione del pregiudizio sofferto. Mentre in passato tale doglianza poteva essere sollevata solamente dinanzi alla Corte europea dei diritti umani, la legge n. 89 del 24 marzo 2001 (c.d. legge “Pinto”) ha previsto la facoltà di ricorrere all’autorità giudiziaria italiana. Di conseguenza, coloro i quali intendano ottenere la riparazione del danno materiale e morale subito per effetto della durata irragionevole del processo, possono rivolgersi alla Corte di appello competente, ai sensi dell’art. 11 c.p.p., ferma restando, in caso di esito sfavorevole, la possibilità di adire la Corte europea dei diritti umani.

In ogni caso, occorre considerare che la Corte europea dei Diritti dell’Uomo La Corte dichiara inammissibili la maggior parte dei ricorsi senza esaminarli nel merito, a causa del mancato rispetto dei requisiti previsti a pena di inammissibilità. Le decisioni di inammissibilità sono definitive e non suscettibili di impugnazione. 

L’art. 35 CEDU contempla, infatti, una serie di condizioni di ricevibilità dei ricorsi, che sono tra l’altro parimenti inserite in altri trattati internazionali relativi alla tutela dei diritti umani. La disposizione dell’art. 35 è stata modificata con l’entrata in vigore del Protocollo n. 14 (vigente dal 1° giugno 2010) ed è oggetto di ulteriore revisione da parte del Protocollo n. 15 (firmato il 24 giugno 2013, ma non ancora in vigore). 

Tra le condizioni di ricevibilità più importanti vanno annoverate certamente quelle relative A) alla necessità di previo esperimento delle vie di ricorso interne;  B) al rispetto del termine di sei mesi  dalla decisione interna definitiva (termine che sarà ridotto a 4 mesi dopo le modifiche apportate con il Protocollo n. 15); C) quella relativa alla compatibilità del ricorso con le disposizioni della Convenzione; E) quella relativa all’assenza di manifesta infondatezza del ricorso; D) quella, infine, introdotta con il Protocollo n. 14 relativa, al pregiudizio importante.

La sussistenza di tali condizioni di ricevibilità deve essere verificata per ogni doglianza sollevata in un ricorso. Inoltre, le suddette condizioni hanno carattere cumulativi, sicché il mancato verificarsi di una sola di esse determinerà l’irricevibilità del ricorso. Per una più ampia trattazione delle condizioni di ricevibilità dei ricorsi dinanzi alla Corte di Strasburgo, si rinvia alla relazione dell’Avv. Prof. Anton Giulio Lana, consultabile qui.

Inoltre, il ricorso deve essere presentato mediante la compilazione dell’apposito formulario, disponibile nel formato “pdf interattivo” sul sito ufficiale della Corte europea, cliccando qui. La procedura dinanzi alla Corte di Strasburgo non comporta oneri economici a carico del ricorrente, salvo i costi per la corrispondenza con la Corte, che avviene mediante raccomandata internazionale, e le spese per il legale che lo assiste. Non vi sono, infatti, costi da sostenere a titolo di contributo unificato (come dinanzi alle giurisdizioni italiane) per l’introduzione del ricorso, né vi è il rischio per l’istante di essere condannato alle spese legali a favore del Governo convenuto in caso di rigetto del ricorso.

Per completezza, mettiamo a disposizione il testo della CEDU e dei protocolli addizionali, del regolamento di procedura dinanzi alla Corte EDU aggiornato all’ultima modifica del 14 novembre 2016, nonché la guida pratica redatta dal Council of Bars and Law Societies of Europe (CCBE) del 23 aprile 2014 (in fase di aggiornamento)

Osservatorio permanente della giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani

Nel marzo 2008, l’Avv. Anton Giulio Lana ha curato la creazione di un Osservatorio permanente della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di cui è oggi Direttore.

L’importanza crescente assunta dalla Convenzione europea dei diritti umani nel nostro ordinamento, specialmente a seguito delle note sentenze della Corte costituzionale del 24 ottobre 2007, n. 348 e n. 349 ha, infatti, imposto l’esigenza di apprestare uno strumento in grado di assicurare una più ampia conoscenza e diffusione della giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani presso gli operatori giuridici, così come richiesto dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. In tale ottica, l’Osservatorio permanente si propone di agevolare il grado di accessibilità della giurisprudenza della Corte europea, tuttora resa oggettivamente difficile dagli ostacoli di carattere linguistico (le sentenze e le decisioni della Corte europea sono redatte in inglese e/o francese e non esiste allo stato un regolare sistema di traduzione in lingua italiana). L’Osservatorio costituisce, quindi, un valido strumento di consultazione a disposizione di avvocati, magistrati, pubbliche amministrazioni, forze dell’ordine, semplici cittadini, i quali possono accedere ai suoi contenuti in modo agevole, semplificato, gratuito e, soprattutto, in lingua italiana.

L’Osservatorio è direttamente accessibile dal sito OsservatorioCEDU.it, oppure attraverso un link dal sito della presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari opportunità.

Attività nell’ambito della tutela dei diritti umani

L’impegno dello STUDIO LANA-LAGOSTENA BASSI in materia di diritti umani non si limita all’offerta di tutte le opportune forme di tutela giurisdizionale, ma si esplica anche nel campo della promozione e della diffusione della cultura dei diritti umani a livello nazionale ed internazionale. In questo contesto, lo Studio si avvale di diversi strumenti, tra i quali spicca l’attiva partecipazione in seno all’Unione forense per la tutela dei diritti umani nella variegata opera di sensibilizzazione delle istituzioni, degli operatori giuridici e della collettività. Oltre a svolgere un ruolo di primo piano nell’organizzazione di importanti convegni sui temi della tutela dei diritti (da ultimo, si ricorda il corso di perfezionamento sulla Tutela internazionale dei diritti umani organizzato annualmente per avvocati, magistrati ed altri operatori giuridici), lo Studio apporta un contributo essenziale alla rivista quadrimestrale edita dall’Unione forense dal titolo “I diritti dell’uomo, cronache e battaglie“, che costituisce un fondamentale veicolo per la diffusione e l’approfondimento della materia. La vasta rete intessuta dallo Studio con personalità di alto rilievo nel campo della tutela dei diritti dell’uomo (avvocati, magistrati, professori universitari, membri di organizzazioni ed organismi internazionali) favorisce un continuo afflusso di conoscenze e di competenza nel settore.

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