Il signor Contrada decise di adire la Corte Edu lamentando una violazione dell’art. 7 CEDU ed in particolare del brocardo in esso contenuto “nullum crimen, nulla poena sine lege”, mettendo in discussione la sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa risalente agli anni ’80. Riteneva infatti che all’epoca dei fatti imputatigli (1979-1988), il reato in questione non era stato ancora elaborato e sviluppato. In una parola, non esisteva. Tale fattispecie sarebbe dunque nient’altro che il frutto di elaborazioni giurisprudenziali successive però alla sua condanna. Per altro, non esistendo il reato, il ricorrente non avrebbe potuto prevedere con precisione la qualificazione giuridica dei fatti da lui compiuti e, di conseguenza, nemmeno la pena sanzionatoria relativa. Richiamava dunque, a sostegno delle proprie ragioni, il principio di tassatività della norma penale, corollario della più generale non retroattività. Ragioni accolte dalla Corte EDU che si è pronunciata condannando l’Italia.

CASE OF CONTRADA v. ITALY No. 3 Italian Translation by the Italian Ministry of Justice

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