Siamo lieti di informarvi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ci ha informati di aver comunicato al governo due ricorsi da noi presentati in favore di alcuni nostri assistiti in materia di sangue infetto. I ricorsi concernono due importanti questioni su cui abbiamo da sempre dato battaglia nel corso dei procedimenti interni: la prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento del danno in caso di contagio da sangue infetto, da un lato, e la compensazione di quanto percepito a titolo di indennizzo ai sensi della legge n. 210/1992 con la somma risarcitoria riconosciuta dal giudice interno.
In particolare, con un primo ricorso la Corte si occuperà della correttezza dell’assunto della prescrizione quinquennale del risarcimento del danno e del dies a quo dal quale far decorrere il suddetto termine, valutando se tali limitazioni non restringano eccessivamente il diritto di accesso a un giudice garantito dall’art. 6 CEDU e gli obblighi procedurali di protezione del diritto alla vita di cui all’art. 2 CEDU. 
Nel secondo ricorso, la Corte valuterà se la compensazione dell’importo ottenuto a titolo di indennizzo con la somma riconosciuta a titolo risarcitorio renda o meno tale ristoro soddisfacente ed effettivo ai sensi degli obblighi procedurali di protezione del diritto alla vita sanciti dall’art. 2 CEDU. 
Due fondamentali questioni che sarà nostra cura perorare dinnanzi ai giudici di Strasburgo.

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